Ticketmaster taglia 350 posti: colpa dell'AI, non della crisi
Tagli in 25 paesi dopo un trimestre record. Il vero motivo: ristrutturazione tech e sentenza antitrust
Ticketmaster ha tagliato 350 posti di lavoro in 25 paesi. L'8% della forza lavoro globale, concentrato quasi interamente nei reparti engineering, product e design. Non operatori di call center, non personale eventi, ma ingegneri e designer. Il messaggio è chiaro: non è una crisi, è una sostituzione.
Numeri record, tagli record
Il paradosso sta nei numeri. Live Nation, società madre di Ticketmaster, ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi di 3,79 miliardi di dollari, sopra le stime degli analisti. I ricavi ticketing sono saliti del 10% a 765 milioni. I biglietti venduti fino ad aprile sono cresciuti del 9% a 138 milioni, con un valore lordo delle transazioni in aumento del 15% a 17 miliardi di dollari.
Non si taglia l'8% del personale tech dopo un trimestre così perché si è in difficoltà. Lo si fa perché si sta scommettendo che l'intelligenza artificiale possa fare lo stesso lavoro. Saumil Mehta, presidente globale di Ticketmaster, ha parlato di "prioritizzazione più forte", appiattimento dei livelli gerarchici e consolidamento. Tradotto: meno persone, più automazione.
La sentenza che cambia tutto
Ma c'è un altro fattore che i comunicati aziendali non mettono in primo piano. Il 15 aprile 2026, una giuria di New York ha dichiarato che Live Nation e Ticketmaster detengono un monopolio illegale sul mercato degli eventi dal vivo negli Stati Uniti. Live Nation ha già accantonato 450 milioni di dollari per cause legali e indagini governative.
Ristrutturare il reparto tech adesso ha un doppio valore: tagliare costi in vista di possibili sanzioni e, se il Dipartimento di Giustizia dovesse imporre la separazione tra Live Nation e Ticketmaster, presentarsi con una struttura più snella e difendibile.
Chi paga
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I 350 licenziati, intanto. Ingegneri e designer che hanno costruito la piattaforma che processa 17 miliardi di dollari a trimestre. Sostituiti non da colleghi più economici, ma da algoritmi. È il segnale più concreto che il settore tech del live entertainment sta entrando nella stessa fase che ha già colpito media, finanza e customer service: automatizzare tutto ciò che non richiede una presenza fisica. Il biglietto costa sempre di più, ma chi lo vende costa sempre di meno.