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Cade il governo in Romania: 281 voti contro Bolojan, record storico

Cade il governo in Romania: 281 voti contro Bolojan, record storico

Socialdemocratici ed estrema destra uniti contro l'austerità: la coalizione pro-UE si sgretola

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Redazione La Voce Digitale

Il 5 maggio 2026 il parlamento romeno ha sfiduciato il governo del primo ministro Ilie Bolojan con 281 voti favorevoli su 330, appena 4 contrari. Una maggioranza schiacciante, la più ampia nella storia parlamentare romena, che ha meso fine a un esecutivo nato per risanare i conti del paese.

L'alleanza che nessuno si aspettava

A votare insieme contro Bolojan sono stati il Partito Socialdemocratico (PSD), uscito dalla coalizione di governo a fine aprile, e l'Alleanza per l'Unità dei Romeni (AUR), partito di estrema destra all'opposizione. Sinistra ed estrema destra unite dallo stesso obiettivo: fermare le politiche di austerità imposte dall'Unione Europea.

Il PSD, che era il partner principale della coalizione, ha rotto con Bolojan dopo una serie di misure impopolari — tagli alla spesa pubblica e aumenti fiscali — pensate per ridurre il deficit di bilancio e sbloccare oltre 8 miliardi di euro in fondi europei. Misure necessarie sulla carta, insostenibili politicamente.

La reazione di Bolojan

Il premier uscente, esponente del Partito Nazional Liberale (PNL), ha definito la mozione "falsa, cinica e artificiale", sostenendo che in un momento di crisi sarebbe stato più responsabile consolidare il governo che farlo cadere. Ma i numeri parlano chiaro: 281 a 4 non lascia spazio a interpretazioni.

Cosa succede ora

Il governo Bolojan resta in carica per gli affari correnti. Il presidente Nicușor Dan dovrà avviare le consultazioni per trovare un nuovo premier capace di ottenere la fiducia del parlamento. Nel frattempo i mercati hanno già reagito: il leu romeno ha toccato il minimo storico contro l'euro nella giornata di martedì.

La vera domanda è se la Romania riuscirà a formare un governo stabile prima che Bruxelles congeli i fondi. Otto miliardi di euro non aspettano le crisi politiche di nessuno.