Android TV quanto costa: box a 30€, rischio malware
Il modello certificato Google costa da 119 euro. I box generici sotto i 40, senza il logo Play Protect, sono lo stesso identikit che FBI e Google descrivono nell'inchiesta sulla botnet Badbox 2.0.
Un Android TV certificato da Google parte da 119 euro: è il prezzo del Google TV Streamer sullo store ufficiale, il dispositivo che ha preso il posto del vecchio Chromecast. Un box che promette lo stesso risultato, trasformare qualsiasi TV in una smart TV, si trova online a meno della metà, spesso sotto i 30-35 euro. La differenza fra i due non sta solo nelle specifiche tecniche: gli stessi nomi commerciali che affollano quella fascia di prezzo compaiono negli avvisi pubblici di FBI e Google su una botnet che ha infettato milioni di dispositivi nel mondo.
La certificazione che quasi nessuno controlla
Google chiama certificazione Play Protect il programma con cui verifica i dispositivi Android prima che arrivino sugli scaffali. Secondo la pagina ufficiale del programma, i modelli certificati superano "centinaia di test" sul modello di sicurezza Android e includono gli aggiornamenti più recenti, mentre oltre 100.000 test verificano che le app dello store funzionino come previsto. Un dispositivo senza quella certificazione, spiega invece la pagina di assistenza Google, "potrebbe non essere sicuro", "potrebbe non ricevere gli aggiornamenti" e le sue app Google preinstallate "non sono vere app Google": se qualcosa va storto, Google stessa non ha modo di saperlo, perché quel modello non lo ha mai esaminato.
Il modo per accorgersene prima di pagare, dice Google, è "cercare il logo Google Play Protect quando si acquista un nuovo dispositivo". Su un box da meno di 40 euro venduto sotto una sigla generica, quel logo quasi sempre manca, e la scheda prodotto non lo dice.
La botnet che FBI e Google hanno messo per iscritto
A giugno 2025 l'FBI ha pubblicato un avviso pubblico su una rete chiamata Badbox 2.0: "milioni di dispositivi infetti", scrive l'agenzia, soprattutto box per lo streaming TV, proiettori digitali, sistemi di infotainment per auto e cornici digitali, nella maggior parte dei casi fabbricati in Cina. Fra gli indicatori di compromissione elencati dall'FBI ci sono proprio i tratti di quella fascia di prezzo: dispositivi TV streaming generici pubblicizzati come sbloccati o capaci di accedere a contenuti gratuiti, marchi non riconoscibili e, appunto, dispositivi Android privi di certificazione Play Protect.
Il mese dopo Google ha portato la questione in tribunale, con una causa contro 25 responsabili della rete, descritta come composta da oltre dieci milioni di dispositivi Android secondo la ricostruzione del giornalista di sicurezza Brian Krebs. Fra i modelli citati ci sono sigle come X88 Pro e T95: nomi che restano oggi in vendita in Italia, sotto forma di box generici a meno di 40 euro, senza che le schede prodotto o le recensioni online ne menzionino la certificazione. Il malware, una volta installato, trasforma il dispositivo in un proxy residenziale che altri usano per mascherare traffico e frodi pubblicitarie, e può servire anche per tentativi di accesso non autorizzato ad altri account.
L'FBI consiglia di monitorare il traffico della propria rete domestica, evitare i marketplace di app non ufficiali e mantenere aggiornati sistema operativo e firmware: chi sospetta un'intrusione può segnalarla sul portale IC3.
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La scelta certificata costa di più in euro: un Google TV Streamer, una smart TV di marca con Google TV integrato, oppure, per chi è già cliente di un operatore, il decoder fornito in abbonamento. La scelta generica costa meno in euro e più in un rischio che non si vede finché non succede qualcosa: traffico di rete anomalo, rallentamenti improvvisi o, nella peggiore delle ipotesi, il proprio indirizzo IP usato per le attività di qualcun altro.
Per un dispositivo già collegato in salotto, il controllo richiede un minuto: si apre il Play Store, si tocca l'icona del profilo, poi "Impostazioni" e "Informazioni". Se la certificazione Play Protect non compare, quel box ha esattamente il profilo che FBI e Google chiedono di tenere d'occhio.