Ddl caccia, ok del Senato: cosa cambia con la "legge sparatutto"
Il Senato approva la riforma della legge 157/1992 con 80 si, 56 no e 2 astenuti. Caccia nei parchi e sulle spiagge, deroghe per nuove specie. Ambientalisti in piazza.
Redazione La Voce Digitale
Il Senato ha approvato martedi' 23 giugno 2026 il disegno di legge che riforma la legge 157 del 1992 sulla caccia. Il via libera e' arrivato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, dopo una discussione tesa che ha visto le opposizioni rinominare il testo "legge sparatutto". Il provvedimento, primo firmatario il senatore di Fratelli d'Italia Lucio Malan, passa ora alla Camera per la lettura definitiva.
Il rovesciamento di paradigma
Il fulcro della riforma e' culturale prima ancora che normativo. La legge 157 del 1992 considerava la caccia un'eccezione tollerata al principio generale di tutela della fauna: si poteva sparare alla selvaggina in periodi e luoghi specifici, ma il quadro restava quello di protezione. Il nuovo testo capovolge l'impostazione: la caccia diventa "attivita' utile alla conservazione e alla tutela della biodiversita' e degli ecosistemi" e i cacciatori assumono il ruolo di bioregolatori.
Il cambio di concetto e' la chiave di lettura di tutto il provvedimento. Se il cacciatore non e' piu' un'eccezione ma un agente di tutela, il perimetro delle sue attivita' si allarga di conseguenza, e tutto cio' che la legge del 1992 riservava ai parchi come spazi protetti viene ridiscusso.
Dove e cosa si potra' cacciare
Le novita' operative del testo sono ampie. La caccia viene aperta nei parchi nazionali e regionali, in deroga alla disciplina precedente, e si autorizza l'attivita' venatoria anche sulle spiagge demaniali in determinate condizioni. Vengono ampliate le specie cacciabili, includendo deroghe per stambecco e oca selvatica, oggi sotto protezione speciale.
Sul fronte degli strumenti, la riforma permette l'uso di visori notturni, silenziatori e mirini ottici di nuova generazione. La caccia al cinghiale e ad altri ungulati viene estesa nel tempo e nello spazio, anche fuori dalla stagione tradizionale, sulla base di piani di controllo della densita' approvati dalle Regioni. Cambiano inoltre le regole per le aziende faunistico-venatorie private, con margini piu' ampi di autoregolazione.
Le critiche: ambientalisti, opposizioni, Commissione UE
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Il fronte contrario e' compatto. Le sigle ambientaliste (Legambiente, LIPU, WWF, ENPA, LAV, LAC) hanno organizzato a Roma un sit-in nei giorni della discussione parlamentare, parlando di "violenza inaccettabile verso la natura". M5S, PD e AVS hanno annunciato battaglia parlamentare alla Camera e la richiesta di un referendum abrogativo in caso di approvazione definitiva.
Anche la Commissione europea aveva gia' espresso riserve. Una lettera formale del dicembre 2025 aveva contestato passaggi specifici del testo: l'estensione della caccia oltre il 10 febbraio (data di chiusura tradizionale per molte specie), l'indebolimento del parere scientifico vincolante dell'ISPRA, l'autorizzazione dei mirini ottici e la liberalizzazione dei richiami vivi, considerati a rischio bracconaggio. Bruxelles ha gia' avviato un'istruttoria preliminare per verificare la compatibilita' del testo con la direttiva Uccelli.
I numeri della caccia in Italia
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Per dimensionare il dibattito: in Italia ci sono circa 500 mila cacciatori tesserati, in netto calo dal milione e mezzo degli anni Ottanta. L'eta' media degli iscritti supera i 55 anni e il settore vive una crisi di ricambio generazionale. Il giro d'affari complessivo della filiera (armi, munizioni, abbigliamento, indotto turistico) e' stimato intorno agli 8 miliardi di euro l'anno.
Sul fronte opposto, l'opinione pubblica si e' progressivamente raffreddata. Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati a margine della discussione parlamentare, il 60% degli italiani si dichiara contrario all'apertura della caccia nei parchi nazionali. Una percezione che cresce in particolare fra le generazioni piu' giovani e nelle aree urbane.
Cosa succede ora
Il testo arriva alla Camera dei Deputati con un calendario che la maggioranza vorrebbe contenere entro l'autunno. Le opposizioni hanno gia' annunciato un'ampia produzione emendativa che potrebbe rallentare i tempi. Sullo sfondo resta la possibile sanzione europea: una procedura d'infrazione avviata da Bruxelles potrebbe obbligare il governo a rivedere alcune parti del testo, anche dopo l'approvazione finale.
In parallelo il movimento ambientalista ha gia' aperto la raccolta firme per un possibile referendum abrogativo: servono 500.000 sottoscrizioni entro l'autunno 2027. Dopo 34 anni, la partita politica e culturale sulla caccia si riapre e potrebbe spostarsi dal Parlamento alle urne.
Redazione La Voce Digitale