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Retatrutide riduce il peso del 28%: i dati di Eli Lilly

Retatrutide riduce il peso del 28%: i dati di Eli Lilly

Lo studio TRIUMPH-1 su 2.300 pazienti mostra perdite fino a 38 chili in due anni

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Redazione La Voce Digitale

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Eli Lilly ha annunciato i risultati dello studio di fase 3 TRIUMPH-1 sul farmaco anti-obesita' retatrutide. Alla dose massima di 12 mg, i pazienti hanno perso in media il 28,3% del peso corporeo in 80 settimane, pari a circa 32 chili. Quasi un paziente su due ha superato il 30% di riduzione, una soglia finora associata alla chirurgia bariatrica. E' il dato piu' alto mai registrato per un farmaco anti-obesita' in uno studio registrativo.

I numeri dello studio TRIUMPH-1

Lo studio ha coinvolto circa 2.300 adulti con obesita' o sovrappeso in piu' centri internazionali. Disegno classico: doppio cieco, randomizzato, contro placebo. Tre dosi di retatrutide a confronto, 4, 9 e 12 mg, somministrate per via sottocutanea una volta a settimana per quasi due anni.

A 80 settimane il gruppo a dose piena ha perso il 28,3% del peso, contro il 19% della dose intermedia e poco meno del 3% del placebo. Il 45,3% dei partecipanti al braccio 12 mg ha raggiunto una riduzione superiore al 30%. Per chi parte da un BMI uguale o superiore a 35 c'e' un dato in piu': in un'estensione a 104 settimane la perdita media e' arrivata al 30,3%, circa 38 chili. Per fare un paragone, semaglutide nello studio STEP-1 si fermava al 14,9%, tirzepatide nel SURMOUNT-1 al 22,5%. Retatrutide raddoppia il primo, supera di sei punti il secondo.

Come funziona un tri-agonista

Retatrutide non e' un semaglutide travestito. Agisce contemporaneamente su tre recettori ormonali: GLP-1 e GIP, gia' bersagliati da Ozempic e Mounjaro, piu' il glucagone, che spinge l'organismo a bruciare grasso invece di immagazzinarlo. E' il primo tri-agonista a raggiungere la fase 3 con dati di efficacia di questa portata. Il triplice meccanismo spiega anche perche' la perdita di peso continui oltre il primo anno, fase in cui i monoagonisti tendono a plateau.

Sul fronte sicurezza il segnale principale e' gastrointestinale: nausea, vomito e diarrea, comuni a tutta la classe. Gli abbandoni per effetti avversi sono saliti con la dose: 4,1% a 4 mg, 6,9% a 9 mg, 11,3% a 12 mg, contro 4,9% del placebo. Un dato sotto osservazione e' la frequenza cardiaca, lievemente piu' alta nei trattati. Servono i risultati di TRIUMPH-3 sui pazienti cardiovascolari per capire l'impatto reale sul rischio cardiaco.

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Eli Lilly presentera' il dossier regolatorio alla FDA entro fine 2026. L'azienda attende anche i dati degli altri tre studi del programma TRIUMPH: il -2 sui diabetici, il -3 sui cardiopatici, il -4 sull'artrosi del ginocchio. Se il deposito regge, retatrutide potrebbe arrivare in farmacia tra il 2027 e il 2028, prima negli Stati Uniti poi in Europa via EMA. In Italia il rimborso AIFA sara' un capitolo a parte: i farmaci GLP-1 sono gia' oggi prescrivibili solo a fasce ristrette di pazienti, e il Servizio Sanitario non copre la prescrizione per la sola obesita'.

Il punto e' che la classe dei GLP-1 ha cambiato la cura dell'obesita' in tre anni. Retatrutide alza ancora l'asticella: percentuali di perdita peso comparabili con la chirurgia, senza sala operatoria. Resta una domanda scomoda. Chi paghera' un farmaco da assumere a vita per centinaia di milioni di potenziali pazienti? Negli Stati Uniti Mounjaro costa oltre 1.000 dollari al mese. Senza un crollo dei prezzi, il farmaco rivoluzionario rischia di restare un privilegio.

Redazione La Voce Digitale

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