Rallentamento AI: il rischio non è la tecnologia, sono i soldi
Bank of America avverte sul futuro dell'intelligenza artificiale. Ma il pericolo vero non è che l'AI peggiori: è il divario tra quanto si spende per costruirla e quanto incassa davvero.
Uno dei più grandi istituti finanziari del mondo, Bank of America, ha lanciato un avvertimento sul futuro dell'intelligenza artificiale. Ma attenzione a leggerlo bene: il rischio di cui parlano gli analisti non è che l'AI smetta di migliorare o diventi meno utile. È un'altra cosa, meno intuitiva e più concreta: che a rallentare siano i soldi. Perché la corsa dell'AI, oggi, poggia su una montagna di spesa che i ricavi non hanno ancora giustificato.
I numeri della spesa
Partiamo dalla scala, perché è vertiginosa. I grandi gruppi che costruiscono l'infrastruttura dell'AI, gli hyperscaler, spenderanno nel 2026 oltre 860 miliardi di dollari in investimenti, quasi l'80% in più dell'anno prima secondo le stime di Bank of America, con una traiettoria che punta ai 1.200 miliardi l'anno successivo. Circa tre quarti di questa cifra va all'AI. Per capire quanto sia anomalo: queste aziende oggi investono tra il 30% e oltre l'80% del loro fatturato in capex, contro il 10-15% di appena qualche anno fa.
Non tutti, però, pensano che il ritmo reggerà. Altre banche stimano che la crescita della spesa, dopo il picco del 2026, rallenti bruscamente: molto forte quest'anno, più modesta il prossimo, quasi piatta tra due anni. In altre parole, il 2026 potrebbe essere l'anno del massimo. E quando una curva così ripida comincia a piegarsi, gli effetti si sentono su tutta la filiera: chip, data center, energia.
Il buco che spaventa gli analisti
Ecco il dato che dà sostanza all'allarme, e che la singola notizia non mette in fila. Tra quanto viene speso per costruire l'infrastruttura AI e quanto l'ecosistema AI incassa davvero c'è un divario stimato attorno ai 600 miliardi di dollari l'anno. La divergenza tra investimenti e ricavi viaggia intorno al 46%, più ampia di quel 32% registrato nell'eccesso delle telecomunicazioni del 2001, l'anno dello scoppio della bolla di internet.
C'è di più. Una parte dei ricavi dichiarati è in realtà capitale che gira in cerchio: aziende dello stesso giro che si finanziano a vicenda, con maxi-round di raccolta e produttori che investono nei propri stessi clienti. A questo si aggiungono, secondo Moody's, centinaia di miliardi di impegni per l'affitto di data center firmati ma non ancora messi a bilancio. Non stupisce che, in un sondaggio tra i gestori di fondi, il 38% indichi proprio la spesa in AI come la più probabile causa di uno shock finanziario. È la prima voce della lista, per il secondo mese di fila.
Cosa significa davvero
↗ AI e produttività: perché i guadagni non si vedono (ancora)
Va detto con onestà: è un avvertimento, non una profezia. E soprattutto non riguarda la tecnologia che usi. Un eventuale rallentamento non farebbe funzionare peggio l'assistente sul tuo telefono: colpirebbe la febbre degli investimenti e i mercati costruiti attorno a essa. La domanda vera, quella che gli stessi analisti pongono, è se il ritorno su tutto questo capitale arriverà. Per ora, come ammettono a Bank of America, è ancora tutto da dimostrare.
Ci sono due strade. Nella prima, la monetizzazione recupera terreno, i ricavi salgono e la spesa colossale trova la sua giustificazione. Nella seconda, il divario non si chiude, gli investitori si spaventano e la curva della spesa si sgonfia di colpo, con un contraccolpo su chi produce chip, costruisce data center e vende energia. Nessuno sa quale delle due prevarrà. Ma chi guarda solo alle capacità dell'AI, e non a questi numeri, sta osservando metà del quadro.