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Il dispositivo AI di OpenAI e Jony Ive: cosa dicono i rumor

Il dispositivo AI di OpenAI e Jony Ive: cosa dicono i rumor

Tascabile, senza schermo, sempre in ascolto: l'oggetto nato dall'acquisizione da 6,5 miliardi dell'azienda di Ive. Ma la data slitta al 2027 e Apple ha già fatto causa.

4 min di lettura

di Lorenzo Baccini

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La stessa azienda che ha creato ChatGPT vuole toglierti lo schermo dalle mani. OpenAI sta sviluppando il suo primo dispositivo hardware insieme a Jony Ive, il designer che ha disegnato l'iPhone, e i rumor delineano un oggetto tascabile, senza schermo, che ascolta e guarda l'ambiente attorno a te. L'ambizione è enorme, il prezzo pagato per arrivarci pure: 6,5 miliardi di dollari. Ma la storia recente dei gadget AI consiglia molta prudenza, e c'è già una causa di Apple sul tavolo. Detto in breve: finché non lo si vede acceso, resta una promessa.

Cosa sappiamo del dispositivo

Le indiscrezioni, raccolte da testate americane e mai confermate ufficialmente nei dettagli, descrivono un apparecchio senza schermo o quasi, pensato per l'interazione vocale e ambientale invece che per il tocco. Sarebbe tascabile, dotato di telecamere e microfoni per raccogliere il contesto attorno all'utente, e capace di parti meccaniche in movimento per esprimere una sorta di personalità, l'idea di un oggetto che sembra vivo. Il cervello sarebbe un modello di OpenAI in tempo reale, la stessa tecnologia dietro ChatGPT.

L'oggetto nasce da un'operazione precisa: nel maggio 2025 OpenAI ha acquisito io Products, la startup hardware co-fondata da Ive, in un accordo interamente in azioni da circa 6,5 miliardi di dollari. Non un semplice ingaggio, ma l'assorbimento di un intero team di design per costruire una nuova categoria di prodotto da zero.

Il cimitero dei gadget AI

Qui serve memoria, perché questa strada è lastricata di fallimenti recenti. L'Humane AI Pin, spilla senza schermo da 700 dollari lanciata nel 2024 con promesse quasi identiche, è stata un disastro commerciale e l'azienda è stata svenduta a HP dopo pochi mesi. Il Rabbit R1, altro assistente AI tascabile, è passato dall'hype alle stroncature in settimane. Il problema comune: un assistente vocale che sostituisce lo smartphone deve fare tutto meglio dello smartphone, e nessuno finora c'è riuscito.

Cosa avrebbe di diverso il dispositivo OpenAI? Due cose, sulla carta. La prima è il modello: ChatGPT è incomparabilmente più capace degli assistenti che animavano i gadget falliti. La seconda è Ive, l'unico designer vivente con una comprovata capacità di far entrare in tasca a miliardi di persone un oggetto nuovo. Ma sono vantaggi teorici: anche un ottimo cervello e un ottimo design non risolvono il difetto strutturale della categoria, cioè che parlare a voce alta a un oggetto in pubblico resta socialmente scomodo, e la latenza di una risposta AI uccide l'immediatezza che un telefono garantisce col tatto.

La domanda che nessun rumor pone: dove vanno i tuoi dati

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C'è un aspetto che l'entusiasmo per il design tende a coprire. Un dispositivo con telecamere e microfoni sempre attivi, progettato per capire il contesto in cui vivi, è per definizione un sensore permanente puntato sulla tua vita privata e su chi ti sta intorno. E poiché il ragionamento avviene sui modelli di OpenAI, quel contesto viaggia verso i server dell'azienda: senza il telefono e senza il cloud del produttore, l'oggetto non pensa.

La domanda giusta da fare quando i dettagli saranno ufficiali è semplice: cosa viene elaborato sul dispositivo e cosa viene mandato fuori? Chi sta nella stanza sa di essere registrato? Un conto è un assistente che interpelli, un altro è un testimone che ti segue. Per un oggetto che ambisce a stare sempre acceso addosso a te, la privacy non è una funzione fra le tante: è la questione centrale.

Perché la data continua a slittare

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Il debutto era atteso nella seconda metà del 2026, ma le indiscrezioni più recenti spostano la disponibilità commerciale reale al 2027. A complicare il quadro c'è la mossa legale: il 10 luglio Apple ha citato in giudizio OpenAI per furto di segreti industriali, accusando il responsabile hardware di aver guidato una campagna per ottenere informazioni riservate e contando oltre 400 ex dipendenti Apple passati a OpenAI. Una causa che, oltre ai risarcimenti, punta a rallentare il progetto.

Il paradosso è gustoso: l'uomo che ha reso Apple l'azienda del design ora costruisce, per un rivale, l'oggetto che vorrebbe rendere superfluo l'iPhone, e Apple risponde in tribunale. Ma al netto della cronaca, il verdetto vero lo daranno gli utenti il giorno in cui il dispositivo sarà in vendita. Fino ad allora, per quanto prestigiosi siano i nomi coinvolti, parliamo di un oggetto che nessuno ha ancora visto funzionare. Il rumor si giudica quando diventa prodotto.

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