PC a fuoco in aereo: perché le batterie al litio bruciano
Un portatile ha preso fuoco sul volo AA2398 con passeggeri ustionati. Non è un caso raro: la FAA registra circa due episodi a settimana. Ecco il meccanismo dietro questi incendi e come ridurre il rischio.
Durante un volo American Airlines, il volo AA2398, il computer portatile di un passeggero ha preso fuoco in cabina. L'equipaggio ha domato le fiamme e l'aereo è atterrato senza problemi, ma alcuni passeggeri hanno riportato ustioni. La notizia fa impressione, e verrebbe da archiviarla come un caso sfortunato e raro. Non lo è. Dietro c'è un fenomeno preciso, con un nome e con numeri in crescita.
Cosa è successo, e perché non è un caso isolato
L'episodio ha riguardato un Airbus A321 in volo da Atlanta. Secondo le comunicazioni del pilota alla torre di controllo, i passeggeri con possibili ustioni erano quattro o cinque; la compagnia ha poi confermato che una persona è stata medicata in aeroporto e dimessa. Il portatile è stato contenuto dall'equipaggio prima dell'atterraggio.
Il punto è che non si tratta di un evento eccezionale. L'ente per l'aviazione americano, la FAA, ha registrato 89 incidenti con batterie che hanno fatto fumo, preso fuoco o generato calore estremo a bordo nel 2024, saliti a 93 nel 2025, e il 2026 è in ulteriore aumento. In media, sugli aerei si verificano circa due episodi a settimana, quasi sempre in fase di crociera. Il laptop di AA2398 è solo la punta visibile di un rischio ormai di routine.
Perché una batteria prende fuoco: il thermal runaway
Il colpevole ha un nome tecnico: thermal runaway, letteralmente 'fuga termica'. È una reazione a catena: dentro la cella della batteria il calore innesca altra reazione, che produce altro calore, in un circolo che si autoalimenta finché la cella rilascia gas infiammabile, prende fuoco o si rompe. Non è un surriscaldamento qualsiasi: secondo i test della FAA queste fiamme possono superare i 500 gradi.
A far partire il processo bastano un danno fisico, una ricarica sbagliata, il contatto con l'acqua, il caldo eccessivo o semplicemente una cella difettosa, tipica dei prodotti economici e non certificati. Ecco perché a bordo questi dispositivi vanno tenuti in cabina e mai in stiva: solo con l'equipaggio vicino si può intervenire. E l'intervento è particolare, perché gli estintori a halon spengono la fiamma ma non fermano la reazione interna: serve acqua, tanta, per raffreddare la cella finché non si esaurisce.
Cosa puoi fare tu
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La buona notizia è che il rischio, pur reale, si riduce con poche accortezze. Evita caricabatterie e batterie di ricambio troppo economici e senza certificazioni: è lì che si annidano le celle difettose. Non ricaricare i dispositivi sotto il cuscino, sul letto o coperti da una coperta, dove il calore ristagna. Smetti subito di usare un dispositivo che si gonfia, si deforma o scotta in modo anomalo: sono i segnali che precedono il guaio. E non lasciare la ricarica incustodita tutta la notte.
In aereo, tieni portatile e power bank a portata di mano e non nella cappelliera profonda: se un dispositivo diventa bollente o fa fumo, avvisa subito l'equipaggio invece di gestirlo da solo. E se il telefono scivola nel meccanismo del sedile reclinabile, non muovere il sedile e chiama l'assistente di volo, perché schiacciare una batteria è uno dei modi più diretti per innescarla. Sono gesti banali, ma è esattamente la banalità con cui questi incendi partono a renderli insidiosi.