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Purificatore d'aria: come funziona (e cosa non fa)

Purificatore d'aria compatto con filtro visibile

Purificatore d'aria: come funziona (e cosa non fa)

HEPA, carbone attivo, ionizzatore: nella stessa scatola convivono tre tecnologie diverse, e una sola ha un numero certificato dietro.

3 min di lettura

di Lorenzo Baccini

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Il purificatore d'aria torna tra gli acquisti più cercati con le finestre chiuse, ma sotto lo stesso nome convivono tre tecnologie che non fanno la stessa cosa: filtro meccanico, carbone attivo e ionizzatore o generatore di ozono. Solo la prima ha dietro un numero certificato da un ente terzo. Le altre due no, e la differenza decide se quello che compri pulisce davvero l'aria di casa o si limita a spostarla da una stanza all'altra.

Il filtro meccanico è l'unico con un numero vero

Il filtro HEPA (High-Efficiency Particulate Air) è definito dall'agenzia ambientale statunitense EPA sullo standard del Dipartimento dell'Energia: deve trattenere almeno il 99,97% delle particelle da 0,3 micron in su, la dimensione più difficile da catturare. Quelle più grandi o più piccole restano intrappolate con efficienza ancora maggiore. In Europa la certificazione Eurovent fissa una soglia diversa: 99,95%. Non è un refuso se sulle confezioni europee e americane compaiono due percentuali diverse: sono due scale di misura distinte, entrambe legittime.

Il numero che accompagna il filtro, il CADR (Clean Air Delivery Rate), dice quanta aria pulita produce al minuto in base alla dimensione della stanza: più è alto, più metri quadri copre il purificatore alla velocità dichiarata. Ma vale solo per le particelle. Un CADR alto in scheda tecnica non dice niente su quanto quel modello tolga gli odori, ed è la ragione per cui due purificatori con lo stesso CADR possono comportarsi in modo opposto davanti al fumo di sigaretta o all'odore di fritto.

Il carbone attivo toglie gli odori, ma non lo certifica nessuno

Per fumo, cucina e composti organici volatili serve un filtro a carbone attivo, che secondo l'EPA funziona a patto che nel filtro ce ne sia una quantità sufficiente. Il punto che le schede tecniche non dicono è un altro: non esiste un sistema di classificazione diffuso per la rimozione dei gas, paragonabile al CADR per le particelle. Un produttore può scrivere che elimina gran parte degli odori senza che nessuno standard lo misuri allo stesso modo di un concorrente. La sigla HEPA si confronta tra prodotti diversi con lo stesso metro. Il carbone attivo, di fatto, no: bisognerebbe pesarlo, non leggerlo su un'etichetta.

Ionizzatore e ozono: la tecnologia che l'EPA sconsiglia

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Ionizzatori e generatori di ozono funzionano diversamente dai filtri: non trattengono nulla, caricano le particelle o immettono ozono nell'aria per ossidare gli inquinanti. L'EPA li ha valutati e la conclusione è netta: alle concentrazioni che rispettano gli standard di salute pubblica, l'ozono ha poca capacità di rimuovere inquinanti indoor. Non elimina monossido di carbonio né formaldeide, non cattura polvere o polline, e contro virus e batteri non è efficace ai livelli consentiti.

Il problema non è solo l'efficacia. La FDA fissa il limite a 0,05 ppm per i dispositivi medici, OSHA e NIOSH intorno a 0,10 ppm, l'EPA a 0,08 ppm come media sulle otto ore: sopra queste soglie l'ozono causa dolore al petto, tosse, fiato corto e irritazione alla gola, oltre ad aggravare l'asma. Secondo gli studi controllati citati dalla stessa agenzia, anche seguendo le istruzioni del produttore un generatore può superare quei limiti, soprattutto a porte chiuse o alla massima intensità: la funzione che dovrebbe pulire l'aria, usata così, la peggiora. Non è un dettaglio da manuale tecnico: è la differenza fra un elettrodomestico che aiuta chi soffre di asma o allergie e uno che, nella stanza sbagliata alla velocità sbagliata, aggiunge un problema respiratorio a chi già ne aveva uno.

La scelta si riduce a cosa serve davvero. Contro polvere, pollini e peli di animali conta il vero filtro HEPA, non una generica dicitura simile che non è certificata allo stesso modo. Contro gli odori conta quanto carbone attivo c'è dentro, sapendo che non c'è una scala per confrontarlo tra prodotti diversi. Se il purificatore ha una funzione di ionizzazione o plasma, verificare che si possa disattivare non è un capriccio: è l'unica delle tre tecnologie che un'agenzia regolatoria ha giudicato, insieme, poco efficace e potenzialmente dannosa.

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