Software engineer: 2 annunci su 3 chiedono competenze umane
Su 106.582 annunci IT la comunicazione vale quasi quanto Python. In Italia l'AI entra come nel resto del mondo, e gli annunci junior tengono meglio.
Per farsi assumere come software engineer il codice non basta più. Negli annunci per questo ruolo pubblicati nel primo semestre 2026, quasi due su tre chiedono esplicitamente almeno una competenza umana come comunicazione, leadership o problem solving: il 65%, contro il 40,5% del 2022. È il dato centrale di Beyond Coding, la ricerca di Anthropos e Orbyta Tech su 106.582 annunci di lavoro pubblici dell'archivio Coresignal, raccolti fra agosto 2020 e il primo semestre 2026 in 202 Paesi. Secondo l'ufficio stampa, il report viene presentato l'8 ottobre a Torino, nell'ambito di Wave by Vento.
Il punto, per chi lavora nel software o ci vuole entrare, è che le competenze sull'intelligenza artificiale crescono in fretta ma restano meno diffuse di quelle umane.
Nell'annuncio la comunicazione vale quasi quanto Python
Il report integrale mette le competenze umane accanto ai linguaggi di programmazione. Nel primo semestre 2026 la comunicazione compare nel 46% degli annunci per software engineer: fra i linguaggi, fa di più solo Python.
Dal 2022 crescono sia le competenze umane sia quelle legate all'AI: le seconde salgono di più in punti percentuali, ma le prime restano molto più diffuse.
Il fenomeno riguarda tutti i ruoli osservati. Il report chiama durable skill queste competenze, e le trova esplicitamente richieste anche nei profili più tecnici.
Non sono più righe di cortesia in fondo alla job description. Il report cita come esempi richieste come saper spiegare i compromessi tecnici a interlocutori non tecnici, assumersi la responsabilità dei risultati, decidere che cosa non costruire.
Il nuovo stack arriva in diciotto mesi, e invecchia presto
Sul fronte tecnico la ricerca registra voci che nel 2022 negli annunci quasi non esistevano, e altre che perdono terreno.

Considerate nel loro insieme, le competenze di AI generativa arrivano al 12,6% degli annunci, mentre il machine learning classico resta fermo fra l'11% e il 15% per tutto il periodo. Il report stima per uno strumento una vita fra i tre e i cinque anni. La domanda di capacità, invece, resta stabile intorno al 64% delle menzioni: chi seleziona sulla base di una lista di strumenti, secondo gli autori, valuta una fotografia che invecchia in pochi mesi.
L'Italia tiene il passo sull'AI e assume ancora junior
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Il focus italiano, contenuto nel report integrale, analizza 817 annunci di 355 datori di lavoro. Sull'AI generativa le aziende italiane vanno alla stessa velocità del resto del mondo. La differenza sta nei profili d'ingresso: sommando tutti i ruoli IT, la quota di annunci per junior in Italia resta quasi ferma, mentre nel campione globale cala di quasi otto punti.
Il calo più netto riguarda i software engineer: a livello globale gli annunci junior per questo ruolo passano dal 34% all'8,8%. Gli autori precisano che il campione italiano consente confronti aggregati, non analisi per singolo ruolo.
Cosa cambia per chi assume e per chi forma
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Per Anthropos e Orbyta Tech le job description scritte prima della diffusione dell'AI generativa rischiano di non descrivere più i ruoli reali. Le prove di selezione dovrebbero simulare il lavoro vero svolto con l'AI, valutando la qualità delle decisioni, e la formazione dovrebbe partire dalla mappatura delle competenze già presenti nei team.
"I ruoli tech e IT, a partire dal software engineer, sono totalmente diversi da un anno fa", spiega Stefano Bellasio, CEO e fondatore di Anthropos. "Le organizzazioni non cercano soltanto professionisti in grado di utilizzare nuovi strumenti, ma persone capaci di valutarne i risultati, prendere decisioni, collaborare con interlocutori diversi", aggiunge Mirko Salvia, AI transformation lead di Orbyta Tech. Per queste esigenze, spiega Salvia, Orbyta ha sviluppato un framework formativo proprietario.
In Italia, nell'insieme dei ruoli IT, gli annunci per profili junior tengono meglio che nel resto del mondo. Al colloquio conviene saper raccontare un progetto, con le scelte scartate e il perché: è la competenza che gli annunci citano quasi quanto Python.
Chi sono Anthropos e Orbyta Tech
Orbyta Tech è una società torinese di consulenza tecnologica che affianca le aziende nei progetti tecnologici, fra AI, cloud, dati e software engineering. Con 15 anni di esperienza nella trasformazione digitale, il Gruppo Orbyta conta oggi 300 persone, con sede centrale a Torino e sedi a Milano, Roma e Lecce.
Anthropos è una piattaforma statunitense e svizzera che aiuta le aziende a mappare, verificare e sviluppare le competenze delle persone con strumenti di AI, attraverso simulazioni di lavoro reali. Il fondatore, Stefano Bellasio, ha creato in precedenza Cloud Academy, portandola a oltre 3.000 clienti enterprise prima dell'acquisizione da parte di QA Ltd. Il report Beyond Coding è disponibile integralmente su richiesta alle due aziende. La foto nel corpo dell'articolo è di Orbyta Tech.