Piccola Parigi a Trieste: il borgo bohemien che piaceva a Bardot
Dopo la morte di Brigitte Bardot a 91 anni, il rione tra San Giovanni e l'Universita diventa la nuova meta bohemien del Friuli
Redazione La Voce Digitale
La Piccola Parigi di Trieste e' tornata sotto i riflettori. Il borgo storico incastonato tra il rione di San Giovanni e l'area universitaria sta vivendo una seconda vita come meta turistica bohemien. Il motivo e' il legame profondo con Brigitte Bardot, scomparsa il 28 dicembre 2025 a 91 anni. Viuzze strette, casette basse e una colonia felina che presidia ogni angolo: e' qui che l'icona francese sognava di camminare, senza esserci mai arrivata di persona.
Dove si trova la Piccola Parigi
Il borgo si sviluppa tra il rione di San Giovanni e l'Universita di Trieste, dentro la Sesta Circoscrizione del capoluogo giuliano. L'architettura qui non e' quella asburgica ne' quella neoclassica del centro citta. Sono case piccole, schegge di palazzine basse che ricordano la Parigi di periferia, retaggio della terza occupazione francese di Trieste, all'inizio dell'Ottocento. Anche Napoleone, racconta la tradizione locale, fece tappa fra queste mura.
Chi ci passeggia oggi trova vicoli ombrosi, glicini che cadono dai balconi e gatti randagi che presidiano ogni gradino. La colonia felina e' tutelata da decenni dal Gattile di Trieste, una presenza che e' diventata cifra identitaria del posto. Proprio i gatti, in fondo, sono uno dei motivi che hanno avvicinato Bardot al borgo: lei che la causa animalista l'ha trasformata in missione di una vita.
Il romanzo di Alberti e la prefazione di Bardot
Il ponte tra il borgo e l'attrice lo ha costruito lo scrittore triestino Massimiliano Alberti. Il suo romanzo La Piccola Parigi, edito da Infinito Edizioni nel 2020, raccoglie storie di vita ambientate fra quei vicoli. Alberti contatto' Bardot tramite il console maltese sperando di ricevere una prefazione: l'attrice rispose.
"Questa Piccola Parigi mi fa sognare, e' una vera favola", scrisse l'icona francese nella prefazione, parola firmata di pugno. Una parte dei diritti d'autore del libro viene devoluta da allora al Gattile, in linea con la battaglia trentennale di BB per la protezione animale portata avanti dalla sua fondazione di Saint-Tropez.
Per Trieste quella prefazione e' diventata un sigillo. Non un endorsement di marketing turistico, ma un riconoscimento d'autore: l'attrice francese piu' iconica del Novecento che chiama "favola" un angolo nascosto del Friuli Venezia Giulia.
Targa, piazza e flusso turistico
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Dopo la morte di Bardot, l'interesse per il borgo e' esploso. Alberti ha annunciato che entro breve verra' affissa una targa con la prefazione dell'attrice all'ingresso del quartiere. Il sogno dichiarato dallo scrittore e' un altro: una piazza intitolata a Brigitte Bardot, dentro la Piccola Parigi.
Il flusso turistico ha gia' iniziato a modificare il volto del rione. Caffe' indipendenti, botteghe artigiane e piccole librerie stanno moltiplicandosi lungo le viuzze, intercettando un viaggiatore diverso da quello che riempie le Rive e Piazza Unita. Si cammina lenti, si fotografa una porta verde, ci si ferma a guardare i gatti. La grammatica turistica e' parigina, non triestina.
Per la citta' e' un asset nuovo accanto al Castello di Miramare, al Molo Audace e alla rete dei caffe' storici. Un microquartiere fatto piu' per i piedi che per le auto, costruito a misura di sguardo lento. Esattamente quello che la nuova generazione di turisti europei cerca in Italia: meno checklist da Instagram, piu' atmosfera. Trieste, da sempre piu' mitteleuropea che italiana, scopre adesso anche un'anima francese. Senza saperlo l'aveva da duecento anni.
Redazione La Voce Digitale