Associazione Amici di Piero Chiara - CC BY 2.0
Premio Strega 2026 a Michele Mari con 'I convitati di pietra'
Lo scrittore milanese vince l'ottantesima edizione con 190 voti, davanti a Nucci e Pitzorno. Superfavorito, aveva gia' conquistato lo Strega Giovani.
Redazione La Voce Digitale
Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026, l'ottantesima edizione del piu' importante riconoscimento letterario italiano. Il suo romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, ha ottenuto 190 voti nella serata finale dell'8 luglio, imponendosi con largo margine sugli altri finalisti. Per lo scrittore milanese, settantunenne e da anni considerato uno dei maggiori autori italiani, e' il coronamento di una carriera lunga quasi quarant'anni.
La classifica finale
Il distacco e' stato netto. Al secondo posto Matteo Nucci con "Platone. Una storia d'amore" (Feltrinelli), 152 voti. Terza Bianca Pitzorno con "La sonnambula" (Bompiani), 84 voti. Seguono Alcide Pierantozzi con "Lo sbilico" (Einaudi) a 78 voti, Teresa Ciabatti con "Donnaregina" (Mondadori) a 75 e Elena Rui con "Vedove di Camus" (L'orma) a 64.
Alla votazione finale hanno partecipato 643 dei 800 giurati aventi diritto, pari all'80,4%. Mari era il superfavorito della vigilia: I convitati di pietra era entrato nella sestina con il punteggio piu' alto della selezione e, un mese e mezzo prima, aveva gia' conquistato lo Strega Giovani, il premio assegnato dagli studenti. Una doppietta che conferma il consenso trasversale sull'opera.
Il romanzo: un patto sciagurato fra ex compagni
I convitati di pietra racconta la storia di un gruppo di ex compagni di liceo che, dopo la maturita', stringono un patto sciagurato. Quello che nasce come un gioco si trasforma in una spietata competizione per la sopravvivenza: l'ultimo rimasto in vita vincera' un tesoro. Un meccanismo narrativo perfido con cui Mari mette a nudo le pulsioni nascoste dentro l'amicizia, il rancore e la memoria.
E' un romanzo che riprende molti dei temi cari all'autore: l'ossessione per il passato, l'infanzia come territorio perturbante, il gioco letterario che sconfina nell'incubo. Mari ha costruito la propria opera su una lingua ricchissima, colta, spesso arcaicizzante, che lo rende inconfondibile nel panorama italiano.
Chi e' Michele Mari
↗ ChatGPT e l'attesa perduta: i chatbot disabituano a pregare
Nato a Milano nel 1955, Michele Mari e' scrittore, poeta, filologo e traduttore. Ha insegnato Letteratura italiana all'Universita' Statale di Milano fino al 2020. E' figlio d'arte due volte: il padre era il grande designer Enzo Mari, la madre l'illustratrice e autrice per l'infanzia Iela Mari.
La sua carriera comincia nel 1989 con "Di bestia in bestia" e attraversa titoli diventati di culto: "Tu, sanguinosa infanzia", "Tutto il ferro della torre Eiffel", "Verderame", "Roderick Duddle", la raccolta poetica "Cento poesie d'amore a Ladyhawke". Un autore amatissimo dai lettori forti e dalla critica, ma che allo Strega era sempre arrivato vicino senza vincere. Fino a ora.
"Avrei preferito vincere con Leggenda privata"
↗ Palio di Siena, vince l'Aquila dopo 34 anni: Tittia da record
Nel momento del trionfo, Mari ha lasciato una battuta rivelatrice del suo carattere schivo e anticonformista: avrebbe preferito vincere il premio con Leggenda privata, il romanzo autobiografico del 2017 in cui aveva messo in scena la propria famiglia e la propria formazione. Un'opera piu' intima, a cui e' evidentemente piu' legato, rimasta fuori dal palmarès.
La dichiarazione fotografa il rapporto ambivalente dell'autore con il successo e con i premi: la consacrazione arriva, ma su un libro diverso da quello del cuore. Un dettaglio che i suoi lettori piu' fedeli hanno accolto con un sorriso, riconoscendovi la cifra ironica e malinconica di sempre.
Ottant'anni di Premio Strega
L'edizione 2026 ha segnato un anniversario tondo: ottant'anni dalla prima edizione del 1947, quando a vincere fu Ennio Flaiano con "Tempo di uccidere". Da allora lo Strega ha accompagnato la storia della letteratura italiana, incoronando autori come Pavese, Morante, Lampedusa, Eco, fino ai vincitori piu' recenti. Il riconoscimento, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci con lo storico sostegno del liquore che gli da' il nome, resta il piu' seguito e discusso dei premi nazionali.
Per Einaudi, casa editrice del vincitore, e' l'ennesima affermazione in un albo d'oro fittissimo. Per Michele Mari, e' il riconoscimento che mancava a una delle voci piu' originali e appartate della narrativa italiana contemporanea.
Redazione La Voce Digitale