Apple alza i prezzi per la crisi delle memorie: non sara' la sola
Rincari del 15-25% su Mac, iPad, HomePod e Vision Pro. La causa e' la domanda di memorie per l'AI, che fa volare i prezzi di tutta l'elettronica.
Redazione La Voce Digitale
Apple ha aumentato i prezzi di una parte significativa della sua gamma: Mac, iPad, HomePod, Apple TV e Vision Pro rincarano dal 15 al 25% a seconda del modello e della configurazione. La causa, ammessa dalla stessa azienda, e' il costo dei componenti di memoria, salito a una velocita' mai vista. Ma il punto, come hanno sottolineato diversi analisti, e' un altro: Apple non sara' l'unica. Tutta l'elettronica di consumo e' destinata a diventare piu' cara.
Cosa rincara e di quanto
Gli aumenti colpiscono soprattutto i prodotti con piu' memoria e storage. Il MacBook base parte ora da 799 euro nella versione da 256 GB, contro i 699 euro precedenti. Chi acquistava un MacBook Pro ben configurato puo' trovarsi a pagare anche 600 euro in piu' rispetto a pochi mesi fa. Salgono anche gli iPad (l'iPad Pro da 13" con chip M5 parte da 1.669 euro) e gli accessori per la casa: l'HomePod arriva a 399 euro, l'HomePod Mini a 139.
Restano per ora fuori dalla revisione iPhone, AirPods e Apple Watch: prodotti con quantita' di memoria piu' contenute, su cui l'incidenza del rincaro dei chip e' minore. Ma gli analisti avvertono che anche questi potrebbero essere ritoccati nei prossimi mesi se la crisi continua.
Perche' le memorie costano cosi' tanto
Il cuore del problema e' la domanda esplosiva di memorie per l'intelligenza artificiale. I grandi data center che addestrano e fanno funzionare i modelli AI consumano enormi quantita' di memoria ad alte prestazioni. Secondo le stime degli analisti, i data center AI potrebbero assorbire fino al 70% della DRAM di fascia alta prodotta nel 2026.
Il risultato e' un'impennata dei prezzi senza precedenti. Nel secondo trimestre 2026 i contratti per la DRAM sono cresciuti fra il 58% e il 63%, quelli per la memoria NAND Flash fra il 70% e il 75%. Su alcune quotazioni l'aumento rispetto al 2025 arriva al 300%. Un kit di RAM DDR5 da 32 GB che un anno fa costava poco piu' di 240 euro oggi ne supera 330. I produttori, di fronte a margini molto piu' alti sul mercato dei server, stanno riallocando la capacita' produttiva verso i data center, lasciando a secco l'elettronica di consumo.
Perche' Apple e' solo la prima
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La mossa di Cupertino e' significativa proprio perche' Apple ha un potere contrattuale enorme con i fornitori. Se persino il colosso che acquista memorie in quantita' colossali e a condizioni privilegiate e' costretto ad aumentare i listini, gli altri produttori, con margini piu' stretti e meno forza negoziale, lo faranno prima e in misura maggiore.
Il settore dei PC e' gia' in fermento. I produttori di computer Windows, da Dell a HP a Lenovo, hanno segnalato pressioni sui costi che si tradurranno in rincari nei prossimi mesi. Anche il mondo del gaming e' coinvolto: console, schede grafiche e SSD montano grandi quantita' di memoria. Chi pensava di assemblare un PC a basso costo nel 2026 dovra' ricalcolare il budget al rialzo.
Quanto durera'
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Le prospettive non sono incoraggianti per i consumatori. La societa' di analisi TrendForce prevede che la carenza di memorie possa protrarsi per tutto il 2026, con nuova capacita' produttiva significativa attesa solo fra la fine del 2027 e il 2028. Costruire una nuova fabbrica di chip richiede anni e investimenti miliardari: l'offerta non puo' adeguarsi rapidamente alla domanda.
Gli analisti di Jefferies stimano ulteriori rincari sequenziali: fino al 40-50% nel terzo trimestre 2026 e un altro 30-40% nel quarto. Tradotto: i prezzi dell'elettronica continueranno a salire almeno per un anno e mezzo, con un picco probabile fra fine 2026 e inizio 2027.
Cosa puo' fare il consumatore
Per chi deve acquistare un dispositivo, il consiglio degli esperti e' contro-intuitivo: se serve davvero, conviene comprare prima piuttosto che dopo, perche' i prezzi sono in salita e non in discesa. Per chi puo' aspettare, invece, la scommessa e' sul 2028, quando l'arrivo di nuova capacita' produttiva dovrebbe riportare i listini verso il basso.
Una terza via e' ridimensionare le aspettative sulla configurazione: scegliere tagli di memoria e storage inferiori, dove l'incidenza del rincaro e' minore, e affidarsi a soluzioni cloud per lo spazio aggiuntivo. La crisi delle memorie, paradossalmente innescata dall'AI, finisce per pesare sul portafoglio di chiunque usi un computer, un tablet o uno smartphone.
Redazione La Voce Digitale