Francia vieta i social agli under 15: il nodo è la verifica
Parlamento francese: primo divieto in Europa, in vigore da settembre. La parte difficile non è la regola, è come le piattaforme accerteranno quanti anni hai senza schedare tutti.
La Francia è il primo Paese europeo a vietare i social network agli under 15. Il Parlamento ha approvato la legge il 21 luglio (279 voti a favore, 81 contrari), misura simbolo dell'ultimo mandato di Emmanuel Macron, in vigore da settembre. Il titolo è netto e fa notizia. Ma la sostanza sta in una domanda tecnica che il divieto dà per risolta e non lo è: come fa una piattaforma a sapere quanti anni hai davvero? Lì, non nel principio, si decide se la legge funziona o si ritorce contro tutti.
Cosa prevede la legge
Due misure distinte. La prima: divieto di iscrizione ai social per i minori di 15 anni, con obbligo per le piattaforme di adottare sistemi di verifica dell'età. L'applicazione è scaglionata: dal 1 settembre 2026 per i profili di nuova creazione, dal 1 gennaio 2027 per quelli già esistenti. La seconda: stop ai cellulari nelle scuole superiori.
Su questo secondo punto vale una precisazione che ai lettori italiani interessa: non è affatto una novità europea. L'Italia ha già esteso il divieto di smartphone in classe alle superiori, come abbiamo raccontato parlando della proposta di educazione digitale nelle scuole. La parte davvero inedita della legge francese è quindi solo il divieto social, ed è anche la più difficile da far rispettare.
Il vero problema: come verifichi l'età online
Qui casca il ragionamento. Vietare l'accesso è facile a parole; accertare l'età di chi si iscrive è un problema tecnico che nessuno ha ancora risolto bene. Le strade sono tre, e ognuna ha un difetto grave.
La prima è l'autodichiarazione: spunti una casella "ho più di 15 anni". È quello che si fa oggi, ed è inutile: qualsiasi tredicenne mente in due secondi. La seconda è il caricamento di un documento d'identità o della carta di credito: funziona, ma trasforma ogni social in un archivio di documenti di milioni di persone, un bersaglio perfetto per i furti di dati e una schedatura di massa per usare un servizio. La terza è la stima dell'età tramite intelligenza artificiale che analizza il volto dalla fotocamera: niente documenti, ma significa far scansionare la faccia di tutti, minori compresi, con un margine d'errore che sui quindicenni è proprio dove serve più precisione.
Il paradosso è evidente: per proteggere la privacy dei minori si rischia di sacrificare la privacy di tutti. È il nodo che il Garante francese, la CNIL, prova a sciogliere con il modello del doppio anonimato, in cui un soggetto terzo certifica l'età senza che la piattaforma sappia chi sei e senza che il certificatore sappia quale servizio stai usando. Elegante sulla carta, tutto da verificare nella pratica su scala di milioni di utenti.
Funzionerà o si aggirerà in un pomeriggio?
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La storia dei divieti online consiglia scetticismo. Le VPN, che fanno sembrare la connessione proveniente da un altro Paese, aggirano qualsiasi blocco geografico in un clic, e i ragazzi le sanno usare meglio dei genitori. Un divieto nazionale come quello francese vale finché il minore non scopre come far credere alla piattaforma di essere altrove o più grande. Senza una verifica dell'età robusta e difficile da ingannare, la legge rischia di fermare i bambini piccoli e non gli adolescenti motivati, cioè proprio quelli più esposti.
C'è poi la questione europea. La Francia si muove da sola, ma le grandi piattaforme operano sotto le regole UE, in particolare il Digital Services Act. Un mosaico di leggi nazionali diverse, ognuna con la sua soglia d'età e il suo metodo di verifica, è un incubo di conformità che spinge verso una regola comune continentale. Non a caso il tema è sul tavolo di Bruxelles, e la mossa francese serve anche a forzare la mano.
Un segnale giusto, uno strumento incerto
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Che l'esposizione precoce ai social faccia male agli adolescenti è ormai sostenuto da una mole crescente di studi, e mettere il problema al centro dell'agenda politica è un fatto positivo. Ma una legge vale quanto la sua applicazione, e questa poggia interamente su una tecnologia, la verifica dell'età, che oggi non è né precisa né rispettosa della privacy allo stesso tempo. La Francia ha acceso i riflettori sulla domanda giusta. La risposta, quella tecnica che decide tutto, non l'ha ancora nessuno. Il primo settembre si vedrà se il divieto morde o se è un annuncio che i ragazzi smontano in un pomeriggio.