Pannelli solari da balcone: conviene solo se stai in casa
L'energia che immetti in rete, scrive l'ARERA, non ti viene pagata. Il kit rende solo su quello che consumi mentre lo produci, e cambia tutto il calcolo.
I kit fotovoltaici da balcone si comprano ormai al supermercato e nei negozi di bricolage, e le pubblicità promettono di tagliare la bolletta. Possono farlo. Ma il numero che decide se conviene non è la potenza del pannello: è quante ore stai in casa di giorno. Il motivo sta in una riga della delibera con cui l'ARERA ha semplificato questi impianti, e non lo trovi scritto in nessun calcolatore di risparmio.
L'energia che non usi la regali
La delibera 315/2020 dell'ARERA ammette che questi impianti immettano in rete l'energia in eccesso, fino a un massimo di 800 W, e specifica che per quell'energia non è prevista nessuna remunerazione. Non è scambio sul posto, non è vendita: esce dal contatore e finisce lì.
Questo cambia tutto il conto. Un kit da balcone produce quando c'è sole, cioè fra le dieci e le sedici. Se in quelle ore la casa è vuota e gli unici carichi accesi sono il frigorifero e il router, la gran parte di quello che produci la stai donando alla rete. Il pannello lavora, il contatore non scende.
Se invece in casa di giorno c'è qualcuno, il calcolo si ribalta. Lavoro da remoto, una persona in pensione, un forno o una lavatrice fatti partire a mezzogiorno invece che la sera: lì ogni wattora prodotto è un wattora non comprato, ed è l'unico modo in cui questi impianti restituiscono i soldi. Vale la pena guardare anche quando accendi il condizionatore, che d'estate è il carico che conta di più.
350 e 800 watt non sono la stessa soglia
Qui c'è una confusione che gira parecchio, e costa soldi a chi ci casca.
Secondo la norma CEI 0-21, un impianto plug and play è quello con potenza fino a 350 W, completo e pronto alla connessione diretta tramite spina a una presa dedicata. È il kit che compri, appoggi, e attacchi.
Gli 800 W sono un'altra cosa: è il tetto entro cui si applica la procedura semplificata, che vale anche per impianti che plug and play non sono. Quando leggi che il limite è salito da 350 a 800 watt, quello che è salito è la soglia della burocrazia leggera, non quella della spina. Sopra i 350 W l'impianto va collegato come si deve, e non è un lavoro da fare a occhio.
Un foglio va mandato comunque
↗ Data center ed economia locale: chi ci guadagna davvero
Nessuna domanda di connessione, nessun costo: su questo la semplificazione è reale. Ma qualcosa va fatto.
Si invia all'impresa distributrice la Comunicazione Unica, il modulo predisposto dall'ARERA, e quell'invio è di per sé il titolo che abilita a collegare l'impianto. Non serve altro, non si paga niente, e non c'è contratto di dispacciamento. L'impianto viene poi registrato nel sistema del distributore e in GAUDÌ, l'anagrafica nazionale degli impianti di produzione.
Chi ti vende il kit dicendo che basta attaccarlo e non dire niente a nessuno ti sta risparmiando una email e un modulo, non una pratica.
Il balcone è tuo, la facciata no
↗ Rinfrescare casa in estate: cosa conviene davvero
La domanda che blocca più installazioni in condominio è se serve il permesso dell'assemblea, e la risposta dipende da dove lo attacchi.
Dentro il perimetro del tuo balcone la situazione è una, sulla ringhiera vista strada o sulla facciata è un'altra, perché lì si tocca il decoro dell'edificio. Prima di comprare, il documento da leggere è il regolamento condominiale: molti fissano uniformità di colore e ingombro, e qualcuno vieta qualsiasi sporgenza oltre il parapetto. Se l'edificio è in zona vincolata, ci sono anche i vincoli paesaggistici, che non li decide il condominio.
Il consiglio pratico è uno: prima di guardare i prezzi, guarda la tua giornata. Se la casa è vuota dalle otto alle diciotto, un kit da balcone è un oggetto che produce energia che regali, e nessuna detrazione raddrizza quel conto. Se qualcuno in casa c'è, allora vale la pena fare i numeri sul serio, partendo da quanto consumi di giorno e non da quanto consumi in totale.