Russia, crisi del carburante: razionamenti in meta' del Paese
I droni ucraini hanno colpito 21 delle 38 grandi raffinerie: benzina contingentata, prezzi oltre 100 rubli e code di ore. Mosca costretta a importare dall'India.
Redazione La Voce Digitale
Il paradosso e' storico: la Russia, uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, e' costretta a importare benzina. La crisi del carburante che attraversa il Paese dall'estate scorsa e' esplosa nelle ultime settimane: razionamenti in oltre meta' delle regioni, code di ore ai distributori, prezzi oltre i 100 rubli al litro e lo stato di emergenza dichiarato in Crimea. All'origine c'e' la campagna ucraina di attacchi con droni a lungo raggio contro le raffinerie, che ha messo fuori uso circa un quarto della capacita' di raffinazione russa.
Le raffinerie nel mirino
Da gennaio 2025 i droni di Kiev hanno colpito 21 delle 38 grandi raffinerie russe, secondo i conteggi degli analisti energetici. Gli attacchi, intensificati dall'agosto scorso, prendono di mira le unita' di distillazione e le apparecchiature specializzate di importazione occidentale: componenti che, a causa delle sanzioni, la Russia fatica a sostituire. Le riparazioni sono lente e costose, e alcuni impianti lavorano a capacita' ridotta da mesi.
Il risultato e' un buco strutturale fra domanda e offerta. Le stime di settore parlano di una produzione di circa 85.000 tonnellate di benzina al giorno contro una domanda estiva di 110.000: un deficit quotidiano di 25.000 tonnellate che nessuna misura tampone riesce a colmare.
Razionamenti e code: la vita quotidiana
Per i cittadini russi la guerra, finora raccontata come lontana, e' arrivata alla pompa di benzina. Una ventina di regioni ha introdotto il razionamento: dieci o venti litri al massimo per ogni rifornimento. Nel Krasnodar, terza regione del Paese, un funzionario locale ha ammesso che almeno un terzo dei distributori e' chiuso. In Crimea, dove a giugno e' scattato lo stato di emergenza, i prezzi sono saliti del 30% in una sola settimana.
Le cronache raccolte dalla stampa internazionale raccontano code notturne, targhe alterne, benzina di qualita' scadente e un malcontento crescente. "Siamo tornati all'Unione Sovietica?", ha chiesto una donna citata dai media americani dopo 18 ore di fila con il figlio piccolo. Un paragone che a Mosca nessuno vuole sentire, ma che circola sempre piu' spesso.
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Il governo ha reagito con misure d'emergenza. Prima il divieto di esportazione di benzina e carburante per aerei, per dirottare le scorte sul mercato interno. Ora allo studio c'e' anche lo stop all'export di diesel, il prodotto su cui la Russia e' storicamente piu' forte. E poi la mossa piu' clamorosa: l'importazione di benzina dall'India, con almeno 60.000 tonnellate gia' spedite. Il Paese che rifornisce di greggio le raffinerie indiane ricompra il prodotto finito, pagando il margine di lavorazione.
Lo stesso Vladimir Putin ha dovuto ammettere pubblicamente le carenze, un passo insolito per un leader che ha costruito la propria narrativa sull'autosufficienza energetica. Il tema e' delicato anche sul piano fiscale: petrolio e gas restano la prima fonte di entrate del bilancio federale, e ogni tonnellata non raffinata o svenduta pesa sui conti della guerra.
La strategia ucraina
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Per Kiev, gli attacchi alle raffinerie sono la risposta asimmetrica ai bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Colpire la raffinazione ha un triplo effetto: riduce il gettito di Mosca, complica la logistica militare (anche i mezzi al fronte consumano carburante) e porta il costo della guerra dentro la quotidianita' russa, dove la propaganda fatica a nasconderlo.
La campagna e' resa possibile dai droni a lungo raggio di produzione ucraina, capaci ormai di colpire obiettivi a oltre mille chilometri dal confine. Le difese aeree russe, concentrate sul fronte, non riescono a proteggere decine di impianti sparsi su un territorio immenso.
Cosa significa per i mercati
Per ora l'impatto sui prezzi internazionali resta contenuto: la Russia continua a esportare greggio, e il blocco riguarda i prodotti raffinati. Ma gli analisti avvertono che un eventuale stop all'export di diesel russo si farebbe sentire anche in Europa, dove i flussi, pur ridotti dalle sanzioni, continuano ad arrivare per vie indirette. La crisi del carburante russa, nata come vicenda interna, potrebbe diventare un fattore sui mercati energetici globali nella seconda meta' dell'anno.
Redazione La Voce Digitale