Eolico Abruzzo: meno pale, doppia energia. Il caso Edison
Edison ha tagliato il 73% degli aerogeneratori (da 173 a 47) ma ha raddoppiato la potenza a 186 MW. Investimento da 200 milioni. Il segreto si chiama repowering.
Un paradosso solo apparente: in Abruzzo le pale eoliche sui crinali sono diminuite del 73%, eppure l'energia prodotta è più che raddoppiata. Il merito è di Edison, che ha completato il rinnovo dell'intero parco eolico regionale sostituendo 173 vecchi aerogeneratori con 47 turbine di ultima generazione. Un'operazione da oltre 200 milioni di euro che ha un nome tecnico preciso: repowering.
Cosa significa repowering
Il repowering è la sostituzione di vecchie turbine eoliche con modelli nuovi, più alti, più grandi e molto più efficienti. Le pale degli anni Novanta e Duemila avevano potenze unitarie ridotte, spesso intorno a 0,6-0,8 megawatt ciascuna, e per generare energia significativa serviva moltiplicarne il numero. Le turbine moderne arrivano a 4-6 megawatt l'una: poche bastano a produrre molto di più.
Il calcolo è presto fatto. Dove prima servivano dieci pale piccole, oggi ne basta una grande. Il risultato è una doppia vittoria: più energia rinnovabile e meno strutture sul territorio, con un impatto visivo e ambientale ridotto. Il "trucco" che pulisce l'orizzonte, come lo ha definito qualcuno, è tutto qui.
I numeri del caso abruzzese
Edison ha portato la potenza installata in Abruzzo da 114 a 186 megawatt, riducendo gli aerogeneratori da 173 a 47. La produzione annua è cresciuta di 2,5 volte, raggiungendo i 355 gigawattora: l'equivalente del fabbisogno di oltre 131.000 famiglie. Il tutto su nove impianti eolici distribuiti sui crinali appenninici della regione.
L'intervento si è svolto in due fasi, fra il 2019 e il 2021 e poi fra il 2025 e il 2026, per un investimento complessivo superiore ai 200 milioni di euro. Con questa operazione Edison diventa il primo operatore eolico in Abruzzo, controllando il 61% dell'intera produzione regionale di energia dal vento. L'Abruzzo è anche la prima regione italiana dove la società ha completato il repowering di tutti i propri parchi.
Perché conviene a tutti
↗ Data center ed economia locale: chi ci guadagna davvero
Il vantaggio ambientale è evidente: meno cemento per le fondazioni, meno strade di servizio, meno frammentazione del paesaggio montano. Le turbine nuove sono anche più silenziose e meno pericolose per l'avifauna, grazie a pale che ruotano più lentamente pur generando più energia. Per le comunità locali, spesso ostili alle distese di pale, il repowering può essere un compromesso accettabile fra transizione energetica e tutela del territorio.
C'è poi il vantaggio economico e strategico. Riutilizzare siti già autorizzati e collegati alla rete elettrica è molto più rapido che costruire impianti da zero, dove l'iter autorizzativo può durare anche dieci anni. Il repowering aggira gran parte di questi ostacoli, sfruttando aree già vocate al vento e infrastrutture esistenti.
Il potenziale nazionale
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Il caso abruzzese non è isolato. Secondo le stime di Edison, la modernizzazione dei parchi eolici esistenti in Italia potrebbe generare oltre 13 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, senza occupare un solo metro quadrato di territorio nuovo. Nei progetti attualmente in fase di autorizzazione, l'aumento medio di potenza atteso dopo il repowering è del 124%.
È una leva fondamentale per gli obiettivi climatici italiani ed europei. L'Italia deve installare decine di gigawatt di rinnovabili entro il 2030 per rispettare gli impegni del piano nazionale energia e clima. Il repowering permette di accelerare senza scontrarsi con la resistenza dei territori al consumo di nuovo suolo, uno dei principali freni allo sviluppo dell'eolico negli ultimi anni.
Gli ostacoli che restano
Non è tutto in discesa. La burocrazia autorizzativa, pur ridotta rispetto al nuovo, resta complessa: smontare vecchie turbine e installarne di nuove richiede comunque permessi, valutazioni di impatto e accordi con gli enti locali. I tempi, anche per il repowering, possono allungarsi.
Resta poi il tema dello smaltimento delle vecchie pale, costruite in materiali compositi difficili da riciclare. La filiera del riciclo eolico è ancora giovane e dovrà crescere parallelamente al boom delle sostituzioni. Ma la direzione è segnata: meno pale, più potenti, e un orizzonte che, paradossalmente, torna a respirare.