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Banda minima garantita: cosa fare se non la rispettano

Banda minima garantita: cosa fare se non la rispettano

Se la linea va sotto il valore garantito hai diritto a recedere senza penali. Serve il certificato dell'AGCOM, e i termini sono tre, tutti di trenta giorni.

3 min di lettura

di Lorenzo Baccini

#internet#agcom#connessione#consumatori#rete
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Se la connessione va più piano di quella che paghi, esiste una strada precisa che finisce con il diritto di andartene senza penali. Non è un ricorso, non serve un avvocato e non si paga niente. Serve però usare lo strumento giusto, perché il test di velocità che apri dal browser, in una contestazione, non vale nulla.

Dove sta scritta la tua banda minima

La banda minima garantita è la velocità che l'operatore si impegna a darti sempre, anche quando la rete è carica. Non è una cortesia commerciale: la delibera 244/08/CSP dell'AGCOM obbliga gli operatori a indicarla per tutte le offerte internet, e la 156/23/CONS impone di pubblicare sul sito velocità minima, massima e normalmente disponibile.

Il numero che conta è quello minimo, ed è sempre molto più basso di quello del cartellone. Un'offerta pubblicizzata a 1 Gbit può avere una banda minima garantita di poche decine di megabit: finché resti sopra quella soglia, contrattualmente l'operatore sta facendo il suo dovere. È il primo documento da recuperare, perché tutto il resto si misura contro quel valore.

L'unica misura che fa testo

Lo strumento si chiama Ne.Me.Sys. e sta su misurainternet.it, gestito dall'AGCOM insieme alla Fondazione Ugo Bordoni. È gratuito.

Non è un test più preciso degli altri: è un test costruito per reggere in una contestazione. Isola la porzione di rete che sta sotto la responsabilità dell'operatore, gira per ventiquattro ore e produce un certificato con valore probatorio. Se i valori sono peggiori di quelli garantiti, quel documento costituisce prova di inadempienza contrattuale.

Un qualunque speed test online quella prova non la produce, e non perché sia fatto male: misura anche il tuo Wi-Fi, il tuo computer e il resto del traffico di casa, cioè pezzi che all'operatore non competono. Per questo, davanti a un reclamo, viene ignorato.

Il certificato vale solo se sfora davvero: conta il 95esimo percentile di download, upload e latenza rispetto ai valori garantiti. Se nessuna di quelle soglie viene superata, il certificato non serve né a reclamare né a recedere.

Tre termini, e sono tutti di trenta giorni

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Qui va fatta una precisazione, perché in giro circola un numero sbagliato e ti fa perdere tempo.

Il reclamo va inoltrato entro 30 giorni dalla data del certificato. Da quando l'operatore lo riceve, ha 30 giorni per ripristinare i livelli garantiti. E la misura successiva, compresa quella con cui verifichi se ha davvero sistemato, si può fare solo dopo 30 giorni dalla precedente.

Diversi siti scrivono che fra la prima e la seconda misurazione devono passare quarantacinque giorni. Il portale dell'AGCOM dice trenta, e lo stesso intervallo compare nella delibera 156/23/CONS, che parla di due misurazioni a distanza di almeno trenta giorni l'una dall'altra. Aspettarne quarantacinque non ti toglie nessun diritto, ma sono due settimane buttate.

Cosa ottieni, e cosa non ottieni

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Se anche il secondo certificato è peggiore dei valori dichiarati dall'operatore, scatta il diritto di recedere senza penali. Con un limite che conviene sapere prima: il recesso vale per la sola parte relativa al servizio di accesso a internet. Se hai un pacchetto con telefono, mobile o televisione, il resto del contratto resta in piedi.

C'è anche la strada dell'indennizzo, che si percorre con la conciliazione e riguarda le violazioni che si ripetono. È più lenta e non la ottieni mandando una email.

Il consiglio pratico è di partire dal fondo. Vai a leggere la banda minima garantita nel tuo contratto prima di misurare qualsiasi cosa: se la tua linea sta sopra quel numero, per quanto deludente sia, non c'è nessuna inadempienza da contestare e il resto della procedura non si apre nemmeno. Se invece sta sotto, hai in mano uno strumento che funziona, e sessanta giorni per usarlo.

Fonti

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