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Faggin, il padre del microchip torna in Italia dopo 57 anni

Intel Free Press - CC BY-SA 2.0

Faggin, il padre del microchip torna in Italia dopo 57 anni

L'inventore del microprocessore Intel 4004 e del touchscreen lascia gli Stati Uniti: 'I miei USA non ci sono piu'. Non affidiamoci ai tecnocrati'.

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Redazione La Voce Digitale

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Federico Faggin, il fisico vicentino che ha inventato il primo microprocessore commerciale della storia, torna a vivere in Italia dopo 57 anni negli Stati Uniti. L'annuncio arriva da un'intervista in cui l'ottantaquattrenne padre del microchip spiega la scelta con parole nette: "I miei USA non ci sono piu'". E aggiunge un monito che suona come un testamento culturale: "Non affidiamoci ai tecnocrati: pensano solo al potere e ai soldi".

L'uomo che ha messo il computer in un chip

La storia di Faggin e' una delle piu' straordinarie della tecnologia mondiale. Nato a Vicenza nel 1941, laureato in Fisica a Padova nel 1965, muove i primi passi in Olivetti e SGS prima di trasferirsi nel 1968 in California, alla Fairchild Semiconductor. Li' sviluppa la tecnologia MOS "silicon gate", il processo produttivo che rendera' possibili le memorie a semiconduttore e i sensori d'immagine moderni.

Il capolavoro arriva nel 1971: alla guida del progetto MCS-4 di Intel, Faggin progetta l'Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia. Un computer intero su un solo chip di silicio: l'invenzione che ha reso possibili i personal computer, gli smartphone e tutta l'elettronica contemporanea. Le sue iniziali, F.F., sono incise sul chip originale.

Da Zilog al touchscreen

Il seguito non e' da meno. Nel 1974 fonda Zilog, la prima azienda al mondo interamente dedicata ai microprocessori, e sviluppa lo Z80, il processore che fara' girare milioni di home computer negli anni Ottanta. Nel 1986 fonda Synaptics, pioniera delle reti neurali artificiali: da li' nascono il touchpad (1994) e il touchscreen (1998), le interfacce con cui il mondo intero tocca oggi la tecnologia.

Nel 2009 il presidente americano Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Technology and Innovation, la piu' alta onorificenza tecnologica degli Stati Uniti. Un riconoscimento che certifica il paradosso: uno dei piu' grandi innovatori americani di sempre e' un italiano partito da Vicenza con una laurea in fisica.

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La decisione del ritorno matura da anni. Nelle sue parole, gli Stati Uniti che lo avevano accolto nel 1968, quelli della curiosita' scientifica e della frontiera tecnologica aperta, hanno lasciato il posto a un sistema dominato dal denaro e dal potere. La critica di Faggin ai tecnocrati e' diretta: una classe dirigente tecnologica che, a suo giudizio, ha smarrito il senso umano del progresso e usa l'innovazione come strumento di controllo e accumulazione.

In Italia, spiega, trova "un clima culturale piu' vicino all'umanita' e alla sua natura profonda", che non e' solo materiale ma "spirituale, mentale e materiale in modo indivisibile". Parole che riflettono la seconda vita intellettuale dell'inventore, dedicata da oltre un decennio allo studio della coscienza.

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Dal 2011, con la moglie Elvia, Faggin guida la Fondazione Faggin, che finanzia ricerche sulla natura della coscienza unendo fisica quantistica e filosofia. La sua tesi, esposta nei libri "Silicio", "Irriducibile" e "Oltre l'invisibile", e' controcorrente rispetto all'entusiasmo della Silicon Valley: la coscienza non e' computabile, e nessuna intelligenza artificiale potra' mai essere cosciente o avere libero arbitrio.

"Il computer del futuro non avra' coscienza", ripete da anni nelle sue conferenze, sempre affollate anche in Italia. Per l'uomo che ha creato le macchine su cui gira l'AI, la distinzione e' cruciale: confondere l'intelligenza artificiale con quella umana significa ridurre l'uomo a macchina, l'errore filosofico che a suo avviso sta alla base della deriva tecnocratica.

Un ritorno che parla all'Italia

Il rientro di Faggin ha anche un valore simbolico per il Paese. L'Italia che negli anni Sessanta non seppe trattenerlo (l'Olivetti di quegli anni era all'avanguardia mondiale, poi il declino) riaccoglie oggi il suo figlio piu' geniale. In un momento in cui si discute di fuga dei cervelli e di rientro dei talenti, la scelta dell'inventore del microchip indica una direzione inattesa: dopo una vita a costruire il futuro, la casa resta il posto dove l'umano viene prima della macchina.

Redazione La Voce Digitale

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