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Blue Origin: New Glenn esplode a Cape Canaveral, danni e ritardi

Blue Origin: New Glenn esplode a Cape Canaveral, danni e ritardi

Il razzo da 98 metri distrutto durante un hot-fire test dei sette motori BE-4. Bezos: tutto il personale e' al sicuro.

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Redazione La Voce Digitale

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Il razzo New Glenn di Blue Origin e' esploso nella notte fra giovedi' 28 e venerdi' 29 maggio sulla rampa di lancio LC-36 di Cape Canaveral, in Florida. L'incidente si e' verificato intorno alle 21:00 ora locale mentre i tecnici stavano completando il conto alla rovescia di un hot-fire test, una prova di accensione a terra dei sette motori BE-4 a metano del primo stadio. Una palla di fuoco visibile per chilometri ha avvolto il sito, distruggendo il razzo da 98 metri di altezza, il transporter erector e almeno una torre di protezione dai fulmini.

Cosa e' successo durante l'hot-fire test

Il New Glenn era stato issato in posizione verticale per lo static fire dei BE-4, passaggio standard di qualifica prima di un lancio. Telemetria e video dell'impianto sono ora al vaglio di Blue Origin e della FAA, l'agenzia federale americana per l'aviazione, che ha gia' avviato un'indagine sulle cause. Jeff Bezos, fondatore dell'azienda, ha confermato su X che tutto il personale e' al sicuro: nessun ferito ne' incidenti collaterali sull'area circostante.

Il danno alla rampa LC-36 e' il vero problema. Blue Origin ha un solo pad operativo per il New Glenn, e ricostruire l'infrastruttura - in particolare il transporter erector che movimenta il razzo dall'hangar alla rampa - richiede mesi, forse oltre un anno. Gli analisti del settore stimano che il prossimo lancio non avvenga prima del 2027.

Il colpo a Amazon: 48 satelliti Leo persi

Il volo che sarebbe seguito al test aveva un carico utile gia' definito: 48 satelliti Amazon Leo, parte della costellazione internet a bassa orbita con cui Bezos vuole competere con Starlink di Elon Musk. Amazon ha firmato con Blue Origin contratti per dodici lanci di New Glenn, con opzione per quindici voli aggiuntivi, in un pacchetto da circa 10 miliardi di dollari: la seconda voce di investimento piu' alta nella storia della societa' di Seattle.

I satelliti distrutti sono una frazione della costellazione complessiva - oltre 3.000 unita' previste - ma il ritardo pesa. Ogni mese senza lanci e' un mese di vantaggio competitivo a favore di SpaceX, che con Starlink ha gia' superato i sei milioni di utenti attivi nel mondo. Musk ha commentato l'esplosione con un laconico 'che sfortuna' sui social.

Artemis e Blue Moon: la NASA tiene il fiato sospeso

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L'incidente non e' solo un problema commerciale. Blue Origin ha vinto un contratto da 3,4 miliardi di dollari con la NASA per costruire il Blue Moon, il lander lunare destinato alle missioni Artemis successive ad Artemis III. La NASA ha dichiarato di non aver ancora valutato l'impatto dell'esplosione sul programma, ma il New Glenn era previsto come vettore per la prossima missione di test di rendezvous e docking in orbita bassa, in cui Blue Origin e SpaceX dovranno dimostrare le proprie capacita' di attracco con i lander.

Il razzo distrutto era il secondo New Glenn completato dall'azienda. Il primo volo orbitale era avvenuto nel gennaio 2025, dopo anni di ritardi. Una pausa di dodici mesi o piu' sposta indietro l'intera agenda: voli commerciali, esperimenti scientifici e impegni gia' presi con Pentagono e clienti europei.

La sequenza e' chiara: rampa fuori uso, razzo perso, fornitore con un solo pad. Bezos chiude un capitolo difficile e ne apre uno ancora piu' costoso. La domanda non e' se Blue Origin tornera' a volare, ma a che prezzo.

Redazione La Voce Digitale

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