Nasdaq, crollo del 4,18%: peggior seduta dal 2025, chip in fuga
Vendite sui semiconduttori (-9%) trascinano l'indice tech: 1.000 miliardi di dollari bruciati. Dati lavoro USA forti rilanciano il rischio rialzo Fed.
Redazione La Voce Digitale
Il Nasdaq Composite ha chiuso venerdi' 5 giugno con un crollo del 4,18%, fermandosi a 25.709 punti dopo aver bruciato in una sola seduta circa 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. E' stata la peggior giornata dell'indice tecnologico dall'aprile 2025. A pesare e' stato il tonfo dei semiconduttori, con il sotto-indice di settore in calo di quasi il 9%, e il timore di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
I numeri della seduta
L'S&P 500 ha perso il 2,64% e ha chiuso a 7.383 punti, interrompendo una serie positiva di nove settimane consecutive. Il Dow Jones ha tenuto meglio degli altri, con una flessione piu' contenuta. Anche le materie prime hanno sofferto: l'oro ha lasciato sul terreno il 3,5%, mentre il Bitcoin e' scivolato sotto i 60.000 dollari, in calo del 5%. I rendimenti del Treasury decennale, indicatore chiave delle attese sui tassi, sono saliti sopra il 4,53%.
La giornata europea era partita gia' nervosa. A Milano il Ftse Mib ha chiuso a -0,6%, sotto quota 50.000 punti, trascinato da STM (-5,9%) e Prysmian (-3,5%) in scia ai semiconduttori americani. Le altre piazze del Vecchio Continente hanno registrato ribassi simili, con Francoforte e Parigi in territorio negativo lungo tutta la seduta.
Perche' i mercati sono crollati
Il detonatore e' stato un dato macroeconomico apparentemente positivo. A maggio l'economia statunitense ha creato 172.000 nuovi posti di lavoro, contro le 80-85.000 unita' attese dal consenso degli analisti. La disoccupazione e' rimasta stabile al 4,3% e i salari hanno mostrato segnali di tenuta. Una fotografia di forza che cambia le carte in tavola per la Federal Reserve.
Con un'economia ancora robusta, infatti, la banca centrale americana puo' permettersi di tenere i tassi piu' alti piu' a lungo. La probabilita' implicita di un rialzo entro dicembre, calcolata dai contratti swap sul mercato monetario, e' salita al 43% dal 26% di un mese prima. I trader hanno reagito velocemente vendendo prima i titoli che soffrono di piu' i rendimenti alti: tecnologici, titoli in crescita e crypto.
Il tonfo dei semiconduttori
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Il vero epicentro del movimento e' stato il comparto chip. Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso quasi il 9% in una sola seduta. Intel ha ceduto il 6%, ma il sell-off ha investito tutto: Nvidia, AMD, Broadcom, ASML. La spiegazione tecnica e' una combinazione di prese di profitto (il settore era reduce da mesi di rialzi guidati dalla narrativa sull'intelligenza artificiale) e di dinamiche sulle opzioni, dove i grandi hedge fund avevano accumulato posizioni che hanno amplificato i ribassi.
L'effetto contagio si e' propagato sull'intero universo tech. Le mega-cap dell'AI, da Microsoft ad Alphabet e Meta, hanno chiuso in territorio negativo. Anche le aziende italiane esposte alla filiera, STM e Prysmian a Milano, hanno pagato lo storno: segno che il movimento riflette piu' un riposizionamento globale che una vicenda locale americana.
Cosa succedera' adesso
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Le prossime settimane saranno cruciali. Il prossimo dato sull'inflazione USA, il CPI di giugno, dira' se la Fed dovra' davvero stringere ulteriormente. Se il numero confermera' la resilienza dei prezzi, il rischio di un rialzo a fine anno diventera' concreto e i mercati potrebbero continuare a correggere. Se invece l'inflazione mostrera' segnali di rallentamento, il dato sul lavoro perdera' di peso e l'indice tecnologico potrebbe rapidamente riguadagnare quota.
L'episodio mette in luce il rischio di un'eccessiva concentrazione del mercato su AI e mega-cap tech. Sedute come quella del 5 giugno mostrano come un dato apparentemente positivo possa innescare un riposizionamento globale rapido e ampio, soprattutto sui settori piu' esposti ai movimenti dei tassi di interesse.
Redazione La Voce Digitale